Categoria: Attrezzatura (page 1 of 2)

L’elettronica al servizio dell’homebrewer

Buon venerdì a tutti. Chi mi segue sa bene come  ho tanto a cuore  la costruzione di automatismi al servizio dell’homebrewer che ci aiutano a gestire la cotta, la fermentazione, la maturazione e tanto altro. Chi non si accontenta del piccolo ed economico termostato STC 1000 e dei suoi cloni cinesi punta a sistemi ben più complessi creati da appassionati del settore. Di sicuro conoscete già Filippo Ceraulo (ne ho parlato negli articoli di CraftBeerPi), proprio dalle sue laboriosi menti arriva questo nuovo giocattolo basato su BrewPiLess (sistema di controllo basta su microcontrollori tipo Wemos D1 Mini o LoLin (entrambi basati sul modulo ESP32)

Nell’immagine è rappresentato un prototipo di ciò che parlerò. Il prototipo è costituito da due schede, una che comprende il cuore del termostato, ovvero la parte digitale con i tasti fisici che ci consentono di intervenire manualmente sulla temperatura ed i due led che ci indicheranno quale carico (riscaldamento/raffreddamento) è acceso oltre ad un buzzer. La seconda scheda invece comprende un alimentatore da 220V a 5V a doppio isolamento e due relè rispettivamente per l’accensione del caldo o del freddo.

I microcontrollori disponendo della connettività wifi consentono la regolazione ed il controllo via interfaccia web dedicata ed inoltre permette di acquisire i dati (OG/FG) dall’iSpindel (Tilt Clone).
Al momento, ripeto, il termostato è basato sul sistema BrewPiLess ma nulla vieta che possa essere compatibile con CraftBeerPi. Il Termostato inoltre può funzionare anche senza una connessione wi-fi.  La scheda della parte digitale  momentaneamente sono in fase di preparazione e molto presto il tutto verrà rilasciato. Purtroppo non posso farvi una recensione dettagliata poiché  nemmeno io ho tra le mani il termostato ma spero di averlo presto per farvelo vedere in funzione. Quindi restate connessi per sapere quando questo nuovo termostato prenderà il controllo delle vostre fermentazioni.

Metodi di produzione: il BIAP

Dopo aver provato per 8 cotte il metodo BIAB ero sempre più propenso all’acquisto di un sistema All In One che in realtà non ho mai acquistato visto il costo elevato pertanto mi son detto: la pentola già la possiedo, perché devo comprarmi un sistema pre-costruito? (Ora immaginate questa frase in dialetto napoletano).

In effetti i sistemi AIO sono considerati dei robot per birrificare alla pari di quelli da cucina. Questo però non deve essere tradotto in metto tutti gli ingredienti e fa tutto da solo, anzi, si deve sapere bene cosa si sta facendo (anche con il bimby).

Tornando alla mia esperienza, dopo un po’, l’idea di costruirmi da solo tale sistema era svanita. Tutto è tornato quando sono stato temporaneamente trasferito per lavoro nella mia città. Ho avuto modo di conoscere una persona che lavora l’acciaio ed ha un’officina che costruisce cestelli per uso alimentare. Cascato a fagiolo. Gli spiego il mio progetto e nemmeno a dirlo ecco cestello e fondo filtrante. Agli inizi di novembre del 2017 sono passato ufficialmente al BIAP. La foto qui a lato rappresenta il modello a cui mi sono ispirato, la mia versione però è leggermente più piccola come misure e come volumi. Il sistema in foto è lo Speidel Braumeister nella versione da 200L. Sto anche tentando di costruire tutto il supporto in acciaio per pentola e carrucola come in foto, nel frattempo però utilizzo la carrucola che già ho per alzare la sacca del BIAB.

Ma che cos’è fondamentalmente il BIAP, innanzitutto la sigla è l’acronimo di Brew In A Pipe, tradotto in italiano sarebbe fare birra nel tubo. Si differisce dal BIAB per il cestello in acciaio in sostituzione alla sacca in poliestere. Volendo però si può fare Sparge se si dispone di una pentola aggiuntiva. Momentaneamente non saprei specificare i pro e i contro di questo metodo ma potrebbero essere equiparati a quelli del BIAB se non si effettua lo sparge.

Come ho già detto con questo metodo si può effettuare lo sparge. Nelle prime cotte (almeno 7/8) non l’ho fatto. Ora invece sto facendo sparge, al momento che scrivo la quarta cotta.

Solitamente per la fase di sparging tiro semplicemente su il cestello, immaginate fosse la sacca, faccio gocciolare man mano l’acqua con una schiumarola (nel frattempo il gas del fornellone è acceso) e non lascio mai i grani scoperti, faccio in modo di avere almeno un paio di centimetri di acqua sopra le trebbie che man mano sgoccioleranno all’interno della pentola di bollitura. Per un errore di fabbricazione non posso inserire il filtro superiore che mi consente di avere uno sparging ottimale e senza creare corsie preferenziali per l’acqua nel letto di grani. Questo perché per far in modo che tutto fosse ben saldo ho aggiunto alla base del fondo filtrante un perno e sulla parte superiore un fermo costituito fa una bacchetta in acciao inox che attraversa tutto il diametro del cestello consentendomi poi un aggancio ottimale alla carrucola.  Il mio sistema inoltre è corredato da una pompa per il ricircolo e un tubo in silicone che adagio sulle trebbie in modo da non creare un effetto “splash”.

Quindi posso dire che questo metodo di produzione fondamentalmente è una via di mezzo tra il BIAB e il metodo classico. Le fasi di produzione fondamentalmente sono sempre le stesse:

  1. Macinare i grani
  2. Ammostamento
  3. Filtrazione e sparging (opzionale)
  4. Bollitura e luppolatura
  5. Raffreddamento
  6. Fermentazione e condizionamento
  7. Priming e conservazione

Considerazioni personali sul BIAP

Se qualcuno mi chiedesse se ne vale la pena risponderei sicuramente SI. Dovete trovare solamente qualcuno che vi costruisca un cestello oppure potete optare per un tubo di una canna fumaria come ha fatto Davide di RovidBeer (leggi l’articolo). Passare dal BIAB al BIAP e non effettuare sparge penso sia inutile. Con lo sparge inoltre guadagneremo punti in efficienza. Sono passato da un 65% in BIAB ad un 70% in BIAP senza sparge e ad un 76% con lo sparge. Nelle prime cotte con OG abbastanza elevate, 39 X-Mas Strong Ale e 39 Marsala Barley Wine,  ho avuto un efficienza del 67% (no sparge) nella 39 Imperial Stout, invece p, ho avuto 73% di efficienza (sparge). Qualcuno mi ha chiesto se avessi anche un sistema di troppo pieno. Onestamente non ne ho mai visto la necessità ma nulla toglie che ne possa avere bisogno. Momentaneamente questa configurazione del mio impianto mi da tante soddisfazioni e non penso di passare ad una configurazione classica a 3 tini.

Di seguito potete trovare un po’ di immagini di tutto il sistema.

CraftBeerPi: configurazione step e importazione ricetta

Ed eccoci di nuovo a parlare di CBPi. Questa volta vi parlerò di come impostare gli Step di temperatura e di comeimportare le ricette in formato .XML create con il vostro programma preferito in modo da automatizzare ulteriormente la produzione.

Come già sapete, gli articoli precedenti sono presenti nella sezione GUIDE del menu sotto la voce CraftBeerPi, per chi non conoscesse ancora il sistema questo articolo fornisce una panoramica oppure potete visitare la pagina ufficiale del progetto.

Nell’ultimo articolo inerente alla configurazione del sistema vi ho lasciato con l’immagine della Dashboard configurata per la cotta. Ma per automatizzare ulteriormente la produzione dobbiamo configurare gli step che il sistema deve seguire. Le modalità sono due o manuale o tramite l’importazione di una ricetta in formato XML. Consiglio la creazione di ricette con il software BeerSmith, compatibile al 100% con CBPi. Ho provato ad importare le ricette anche da altri software ma non sempre avendo successo. Ma vediamo come fare

Partendo dalla Dashboard possiamo vedere che sul lato sinistro,di fianco alle varie pentole e sensori, è presente anche un piccolo riquadro con un icona rigata. Se ci clicchiamo sopra apparirà una nuova pagina dove è possibile configurare gli step di temperatura o importare le ricette. Questa pagina non differisce tanto dalle altre inerenti la configurazione e presenta tre pulsanti:

  1. Import, da qui si possono selezionare le ricette da importare;
  2. Add, aggiunta manuale di uno step;
  3. Clear, rimozione di unico step.

Sulla stessa barra ma all’estremità sinistra è presente un icona con una penna che se premuta consente di modificare gli step esistenti, qualora se ne avesse bisogno.

Configurazione manuale

La configurazione manuale è molto semplice. Una volta cliccato sul tasto add possiamo scegliere il tipo di step da configurare. Supponiamo che gli step da effettuare sono Protein Rest, Beta Amilasi, Mash Out e Boil dovremmo procedere in questo modo.

  1. Cliccare sul tasto ADD ed assegnare un nome allo step, nel nostro caso il primo step è il protein rest quindi gli daremo questo nome;
  2. Dal menu a tendina, nel form subito sotto quello del nome selezioneremo la voce MashStep;
  3. Nei form che appariranno successivamente possiamo inserire la pentola dove si effettuerà lo step, la temperatura espressa in ºc e il tempo;
  4. Ora non ci resta che premere SAVE e lo step verrà salvato.

Per tutti gli altri step si devono ripetere le medesime operazioni, lo step di bollitura invece prevede anche l’inserimento dei luppoli.

Importazione ricette

Come gia visto per l’inserimento manuale degli step, nella stessa schermata è presente un pulsante di colore arancio con la scritta IMPORT. Questo ci permette di importare ricette in formato XML. Ripeto al momento ho provato solo BeerSmith come programma affidabile mentre con altre applicazioni seppur salvando la ricetta nel formato desiderato non sempre veniva riconosciuta. CBPi inoltre ci consiglia un’applicazione per la creazione di ricette ma essendo in lingua tedesca preferisco non utilizzarla. Ma vediamo come importare le ricette.

  1. Premendo sul tasto IMPORT ci apparirà in piccola finestra con altri due pulsanti, uno con scritto Kleiner Brauhelfer, l’applicazione che vi dicevo prima, ed un altro con la scritta Beer.xml, premiamo su quest’ultimo;
  2. Apparirà una nuova schermata con un pulsante nero per annullare l’operazione ed uno verde dove poter caricare la ricetta, premiamo su quest’ultimo;
  3. Ora ci apparirà una finestra dove poter scegliere il file e cliccando sopra scegli file andremo a selezionare la ricetta che ci interessa dal drive o dalla cartella dove sono salvate;
  4. Ultima operazione da fare è ovviamente cliccare UPLOAD ed attendere che la ricetta venga caricata.

CBPi imposterà per noi i vari step in modo automatico che appariranno nella stessa schermata della configurazione manuale.

Ritorno alla Dashboard

Dopo le varie configurazioni è possibile ritornare alla Dashboard e visualizzare i vari step che il programma eseguirà ovviamente se volete che tutto avvenga in modo automatico dovete premere il tasto a forma di auto presente su ogni Kettle che avete configurato.

A questo punto non ci resta che avviare la nostra produzione. Ovviamente c’è ancora tanto da dire su CBPi, nel prossimo articolo inerente al sistema vi parlerò dei Plugin per espanderlo e vi assicuro che sono veramente tanti.

Se avete dubbi su come effettuare le configurazioni o per qualsiasi altra domanda vi consiglio di contattarmi tramite il form qui sotto lasciando un commento oppure al mio contatto Telegram

Metodi di produzione: il BIAB

Oggi vi parlerò del BIAB (anche se ne ho già parlato in uno dei primissimi articoli di questo blog). È stato il primo metodo di birrificazione All Grain che ho utilizzato ed onestamente, ho avuto tante belle soddisfazioni oltre a qualche mal di schiena per sollevare la sacca. Ma vediamo di cosa si tratta.

BIAB è l’acronimo di Brew In A Bag, letteralmente tradotto in fare birra in un sacco. Questo metodo non richiede tantissima attrezzatura, basta infatti una sola pentola abbastanza capiente ed una sacca in poliestere resistente a sopportare il peso dei grani. Volendo come accessori supplementari ci sono un doppiofondo forato per non permettere alla sacca di andare a contatto con l’elemento riscaldante e una pompa per il ricircolo. Come detto si usa una sola pentola, escludendo quindi quella di sparge e quella di boil previste dal metodo classico dei tre tini. Nella pentola verrà inserita tutta l’acqua necessaria e la sacca che conterrà i grani. Ma vediamo quali sono i pro e i contro del metodo;

PRO CONTRO
Necessario poco spazio Efficienza più bassa
Procedura semplificata Minore volume finale
Controllo come AG classico Torbidezza del prodotto finito (discutibile)
Meno attrezzatura Mal di schiena

Alcuni punti dei contro possono essere abbastanza discutibili, come per esempio la torbidezza del mosto, sinceramente dopo 8 cotte effettuate con questo metodo mi posso permettere di dire che solo due produzioni sono risultate torbide ed una leggermente velata. Se si ha cura del pH di mash e del rispetto delle temperature oltre a qualche attenzione durante la fermentazione, non si dovrebbero avere di questi problemi. Altro punto dolente è il sollevamento della sacca alla fine della fase di mash, chi soffre di mal di schiena non sarà molto contento, ma io ho risolto il problema installando una carrucola dove produco e, senza troppi sforzi la sollevo, la strizzo e poi la abbasso di nuovo in un secchio per svuotarla, tutto senza fatica e soprattutto senza rompermi la schiena.

L’attrezzatura minimalista e le procedure semplificate non significa che non si debbano seguire tutti i passaggi classici dell’allgrain, si esclude solo lo sparge. Ecco la lista delle fasi di birrificazione con questo metodo:

  1. Macinare i grani
  2. Ammostamento
  3. Bollitura e luppolatura
  4. Raffreddamento
  5. Fermentazione e condizionamento
  6. Imbottigliamento e conservazione

Le mie considerazioni sul BIAB

A differenza dell’all grain classico il mash sarà più diluito. Non facendo lo sparge  tutta l’acqua  finirà nell’unica pentola disponibile. Il rapporto tra acqua e grani sarà diverso: circa 5L/Kg di malto. Si deve anche considerare che 1 Kg di grano assorbe 1.4 litri di acqua e che parte dell’acqua sparisce durante l’evaporazione e viene assorbita da grani e luppolo. Spesso ho sentito dire che le birre prodotte in BIAB non hanno corpo. Questo inconveniente si può facilmente superare aggiungendo qualche manciata di grani in più che donino un sapore più maltato inoltre la  temperatura va gestita in modo differente, basterà tenersi 1ºc più alti in confronto al metodo classico.

Il pH dell’acqua è fondamentale,  influisce anche sulla torbidezza, pertanto è buona norma tenersi in un range ottimale, ripeto ho avuto solo 2 cotte torbide e una leggermente velata.

Per uniformare la temperatura ho installato una pompa food grade della Topsflo creando un ricircolo, se non volete acquistare una pompa potete  mescolare come se non ci fosse un domani.

Come elemento riscaldante ho utilizzato un fornellone a gas con elettrovalvola e fiamma pilota gestito da ArdBir con impostazione di ON/OF, che mi ha consentito di avere temperature ottimali durante la fase di mash. Si può utilizzare anche per un elemento riscaldante elettrico con impostazione PID.

La pentola è troppo grande e non trovate la sacca che fa per voi? Costruitela voi stessi, vi assicuro che non è difficile. In un negozio di stoffa o da tendaggi comprate il voile oltre a del nastro in resistente poliestere, prendete le misure della vostra sacca ed iniziate a cucire. Ovviamente il lavoro va fatto a macchina. Potete seguire anche la guida di Homebrewing Condor, oppure potete contattarmi tramite e-mail.

Conclusioni

Questo metodo è molto indicato a chi si avvicina per la prima volta all’homebrewing per via della minima spesa da fare. Ma anche l’homebrewers esperto potrebbe avere tante soddisfazioni. In questo momento sono passato ad un metodo alternativo che al posto della sacca prevede l’uso di un cestello in acciaio oltre che ad una seconda pentola per lo sparge: il BIAP ma appena sarò pronto scriverò un articolo dettagliato.

CraftBeerPi: configurazione hardware

Ed eccoci ritrovati all’ultimo ma non ultimo articolo su CraftBeerPi. Da 5 articoli ormai vi parlo di questo sistema per una quasi full immersion tralasciando altre attività, sempre inerenti al mondo birrario, indietro. Ma non temete da questo in poi gli articoli inerenti CBPi non avranno più cadenza settimanale lasciando spazio anche ad altre esperienze. Chi mi ha seguito nel corso di queste 5 settimane sa gia dove trovare gli articoli della guida chi invece sta scoprendo solo adesso il blog può trovare tutto nella sezione Guide del menu sotto la voce CraftBeerPi. Per coloro che invece volessero una panoramica veloce del sistema consiglio la pagina ufficiale (in inglese) del progetto.

Ma vediamo subito la guida di oggi.

Panoramica

Nell’articolo inerente all’installazione del software, alla fine, vi era un immagine del primo avvio di CraftBeerPi. In quell’occasione vi invitai a non andare oltre. Ora è arrivato il momento di accendere ciò che abbiamo costruito ed andare a fare una configurazione del sistema. una volta che Raspbian si è avviato possiamo digitare da Chromium, dal pc o dal dipositivo mobile se siete connessi in wifi, l’indirizzo IP seguito dalla porta :5000. la schermata che ci apparrirà sarà la seguente.

Quando clicchiamo sul grande tasto centrale  di colore verde apparirà una nuova schermata dove ci chiederà di scrivere il nome del nostro birrificio. Il mio è TreNove Homebrewing ed il vostro? Una volta inserito il nome apparirà una nuova schermata dove si potrà effettuare una piccola donazione allo sviluppatore, non vi chiedo di aderire ma farebbe piacere a chiunque ricevere un contributo per uno sviluppo futuro del sistema.

Effettuate le operazioni iniziali verremo catapultati in quella che viene chiamata Dashboard. In alto vi è la barra riportante le seguenti diciture:

  1. nome e versione del sistema;
  2. il nome del vostro birrificio;
  3. Brewing, tutto gli apparati inerenti alla sala cottura;
  4. Fermentation, tutti gli apparati inerenti alla fermentazione;
  5. System, menu a tendina dove è possibile eseguire le varie configurazioni;
  6. data e ora, leggermente spostati verso l’estremità destra.

Essendo il nostro primo avvio, ciò che a noi interessa del menu è sicuramente la voce system. Cliccandoci sopra si aprirà un menu a tendina riportante varie voci:

  • Hardware Setting, come si può dedurre in questa pagina andremo ad impostare tutti i dispositivi connessi (sonde, resistenze, elettrovalvole, pompe, agitatori, frigoriferi, camere di fermentazione, etc.) ai vari connettori Powercon;
  • Add-On, qui è possibile scaricare le varie estensioni che ampliano a livello software il progetto, una sorta di appstore;
  • Parameter, in questa pagina si possono modificare i vari parametri del sistema (consiglio di lasciare tutto come impostato);
  • Logs, è un registro di tutto ciò che facciamo e che rilevano le sonde, in essa potranno essere visibili l’andamanto sia della cotta che della fermentazione;
  • System, delle informazioni sul sistema, dal tipo di licenza dell’autore che, vi ricordo, è totalmente gratuito alla versione del software oltre alla successiva release installabile;
  • Donation, penso che di questa voce di menu non debba dare troppe spiegazioni.

Configurazione Hardware

Dopo questa breve panoramica su come si presenta la dashboard al primo avvio e cosa ci mostra il menu, passiamo alla configurazione vera e propria. Il mio impianto a tre tini farà da base per gli esempi di configurazione ed è composto da:

  • n. 3 Kettle (Mash, Sparge e Boil)
  • n. 2 resistenze (Mash e Sparge)
  • n. 3 sonde DS18B20 relative alle tre pentole
  • n. 1 pompa a trascinamento magnetico
  • n. 1 fornellone a gas con eletrovalvola (Boil)
Come già diverse volte ho detto, CBPi è altamente personalizzabile, pertanto, qualsiasi impianto voi abbiate, sappiate che il sistema è in grado di gestirlo tranquillamente. Non perdiamoci in chiacchere e vediamo come configurare il tutto.
Dal menu System –> Hardware Setting potremo configurare tutti gli Actors (sonde, resistenze, agitatori a pale, etc.) e le Kettle (pentole) che compongono l’impianto. Se clicchiamo cu questa voce si aprirà la seguente schermata.
Aggiunta dei sensori

Quello che ci si presenta non sembra molto complicato anzi, è tutto molto intuitivo. Ad ogni voce corrisponde un pulsante Add. La prima cosa che ho fatto io è stato configurare i Sensors (sonde di temperatura o altri  se avete equipaggiato il vostro sistema con sensori opzionali). Premendo il pulsante di aggiunta si aprirà una finestra con quattro campi e un quadratino di spunta:

  1. Name, andremo ad assegnare un nome al sensore per esempio SondaMash, SondaSparge, SondaBoil e così via;
  2. Type, il tipo di sonda collegata al sistema, essendo le sonde DS18B20 di tipo One Wire selezioneremo la voce ONE_WIRE_SENSOR dal menu a tendina, selezionando questa voce di conseguenza apparirà il riquadro inerente al sensore;
  3. Sensor, dal menu a tendina andremo a selezionare il sensore vero e proprio contraddistinto da un numero univoco.

il quadratino di spunta porta la dicitura Hide in Dashboard. Di norma il simbolo di spunta non è presente, nel caso in cui non vogliate visualizzare il sensore nella schermata principale cliccateci sopra.

Aggiunta Actors 

Quando avete terminato la configurazione dei sensori potete pure passare a quella degli Actors che ricordo sono tutti quei dispositivi connessi al sistema ed attuati dai vari relè. Per configurare i due campi presenti dovete ricordare su quale GPIO è stato collegato il relè:

  1. Name, il nome che volete assegnare al vostro Actors, per esempio ResMash, ResSparge, EVBoil, Pompa, AgitMash;
  2. Type, il tipo di dispositivo che aggiungiamo (resistenza, pompa, elettrovalvola)dipende dove è connesso il dispositivo, dal menu a tendina avremo altre quattro voci tra cui Dummy (per i principianti, se non sapete dove mettere mano), GPIOPWM (dispositivi connessi che funzionano a modulazione, una vecchia elettrovalvola che avevo era configurata con questo metodo), GPIOSimple, voce dedicata a ai relè esterni , RelayBoard. Quest’ultima voce è dedicata alla board con sopra già predisposti relè.
  3. GPIO, che apparirà quando scegliete in metodo di connessione e come già accennato, è il pin a cui è connesso il relè, ricordatevi di annotarlo quando fate il cablaggio poiché i nomi sono contrassegnati o sul Raspberry o sulla scheda se ne avete acquistata una.

Aggiunta Kettle

Ora possiamo configurare le pentole, premendo il pulsante add, come successo per gli altri componenti si aprirà una finestra riportante delle diciture:

  1. Name, il nome che volete diventare alla vostra pentola.
  2. Logic, la logica di funzionamento della pentola, in base alla voce selezionata appariranno altre voci contestuali. Esempio se si seleziona Hysterisis (isteresi) appariranno le voci Offset On e Offset Off, in questi due campi si possono inserire i gradi in cui l’elemento riscaldante si deve accendere e spegnere.
  3. Actor, in questo campo con menu a tendina si selezionerà l’elemento riscaldante dedicato alla pentola.
  4. Agitator, se avete un agitatore a pale si può selezionare l’elemento configurato precedentemente.
  5. Pump, si selezionerà la pompa per il ricircolo o per il deflusso e lo spostamento dei liquidi.
Conclusione

Siamo arrivati alla fine della configurazione, se ritornate alla Dashboard in Brewing/Fermentation potrete vedere tutti gli elementi aggiunti e configurati come nella seguente immagine. In questa guida non ho inserito la configurazione in merito alla fermentazione ma vi assicuro che è pressoché identica, tutti gli elementi per la fermentazione appariranno nell’apposita sezione.

Ed ecco la fine della full immersion su questo fantastico sistema, come già detto non sarà l’ultimo articolo, c’è ne saranno altri, ma lascerò spazio anche ad altri argomenti del mondo brassicolo. Spero di aver aiutato qualche homebrewer alla realizzazione e alla configurazione di CBPi, anche solo per conoscenza. Se avete dubbi o perplessità sulla configurazione potete contattarmi compilando il modulo qui sotto oppure per attraverso Telegram.

CraftBeerPi: board e cablaggio

Ormai siamo arrivati al quarto articolo dedicato al sistema CraftBeerPi. Chi mi segue sa già dove trovare gli articoli precedenti mentre chi ha scoperto adesso il blog può trovare gli articoli nella sezione Guide sotto la voce CraftBeerPi oppure, per una panoramica del sistema,  direttamente nella pagina ufficiale (in inglese) del progetto.

Se non avete ancora acquistato i vari componeti per costruire il vostro sistema vi consiglio di farlo seguendo i link in questa pagina o dalla sezione SHOP del menu. Nella sezione Download invece potrete trovare i link con il software necessario da installare sia sul Raspberry che sul pc.

Nella guida di oggi vimostrerò come cablare tutti i componenti attraverso degli schemi di cablaggio appositamente disegnati. Prima però vi vorrei presentarvi le schede di espansione che ci consentono un facile cablaggio. Al momento ho testato e provato con mano due tipi di board:

  • La Extension Relay Board con già montati ben 4 Relè da 10A, due uscite per relè esterni ed un uscita per un misuratore di flusso (flowmeter) oltre alle uscite per le sonde.
  •  La Extension Standard Board con le sole uscite per i relè esterni e per le sonde (nelle immagini seguenti sono raffigurate entrambi le schede).

ATTENZIONE: a seconda delle tipologie di impianto che si andranno a realizzare e configurare si utilizzeranno delle tensioni elettriche pertanto, indipendentemente dal vostro grado di conoscenza, consiglio di fare molta attenzione perché è PERICOLOSO!!! Se non avete dimestichezza, vi consiglio di rivolgervi ad un elettricista che vi aiuti nel cablaggio. Il sottoscritto non si assume nessuna responsabilità.

CBPi Standard Board v.1

CBPi Relay Board

In sostanza le due board fanno lo stesso lavoro ed il cablaggio risulta essere molto simile ma comunque vi guiderò indipendentemente dalla board che possedete con degli schemi sulla base del mio impianto. Non tutti abbiamo lo stesso impianto ma vi assicuro che il sistema può essere configurato per qualsiasi sia il vostro, anche se avete un All In One.

Sempre a  seconda dell’impianto che andrete a configurare il materiale da acquistare cambia. Vi riporto degli esempi:

  1. Impianto 3 tini con Mash e Sparge elettrici e Boil a gas con scheda Relay Board. Dovrete acquistare 3 sonde di temperatura con rispettivi connettori, sia maschio che femmina.  Con pompa ed elettrovalvola si possono utilizzare i relè di bordo mentre per le resistenze, che saranno due, dovrete acquistare 2 relè  SSR, tutto con rispettivi PowerCon sia maschio che femmina.
  2. Impianto 2 tini con cestello filtrante, elettrovalvole sia per Mash che per Sparge con GPIO Board. Dovrete acquistare 2 sonde di temperatura con rispetivi connettori, sia maschio che femmina. Per la pompa dovrete utilizzare un relè SSR mentre per le elettrovalvole se sono a 12V potrete utilizzare un modulo a doppio relè, se invece sono a 220V dovrete prendere 2 relè SSR con relativi PowerCon.

Da questi esempi si può dedurre che il sistema è configurabile a proprio piacimento ed in base alle proprie esigenze e, una volta che si hanno tutti i componenti e gli attrezzi che ci servono, si può passare alla fase vera e propria di montaggio e cablaggio.

Sappiate che anche senza le schede si può costruire il vostro sistema CBPi. Utilizzando il solo Raspberry potrete effetture tutte le connessioni che volte, ovviamente nei limiti dell’apparecchio. La cosa assolutamente da rispettare è la piedinatura GPIO. Di seguito troverete l’immagine della piedinatura e come sono chiamati i vari PIN. Inoltre come già segnalato da un utente, per correttezza, segnalo le schede acquistabili su www.terragady.com. Queste schede, al momento dell’acquisto sono configurabili ovvero potete scegliere di acquistare la scheda nuda e cruda (solo PCB) al costo di 5$ oppure con tutti i componenti per il funzionamento già saldati al prezzo max di 50$. Attulmente non ho testato il funzionamento di queste schede e quindi mi atterrò a quelle da me provate.

Cablaggio

La prima cosa che ho fatto è stato prendere delle misure sulla scatola di derivazione per gli alloggiamenti dei vari componenti e connettori per poi bucarla con trapano e punta a cono. Alcuni connettori da pannello hanno bisogno di viti per tenerli saldi mentre altri hanno un controdado proprietario e non hanno bisogno di nessuna vite in più.
Una volta fatti i vari fori (per renderla più carina l’ho rivestita con una pellicola adesiva effetto Carbon), ho proceduto all’assemblaggio dei vari componenti, districandomi tra saladature e connessioni. Ho utilizzato come cavo, per la saldatura degli XLR, i fili colorati di un cavo Ethernet e tenuti fermi con la guaina termorestringente. I collegamenti che invece portano una corrente più alta li ho fatti con un cavo con una sezione di 1,5 per la 12V e 2,5 per la 220V.

Una volta effettuate tutte le saldature ho applicato connettori, interruttori e tutto ciò che avevo predisposto. Da notare che la mia cassetta ha anche un intaglio per un display touch screen da 7” ma di questo ne parlerò in un articolo dedicato.

Esempi di schemi di cablaggio

Cablaggio Standard Board


Clicca sull'immagine per alta risoluzione

Cablaggio Relay Board


Clicca sull'immagine per alta risoluzione

Entrambe le schede sono state cablate per un uso con impianto a 3 tini. I tini di Mash e Sparge hanno un resitenza elettrica rispettivamente da 1800 e da 800 Watt mentre il Boil con elettrovalvola per il gas. Le sonde sono ovviamente 3 anche se successivamente ne ho inserite altre due, una sull’impianto di raffreddamento e una all’interno della scatola di derivazione che attiva e disattiva una ventola che raffredda il tutto. Voglio ricordare che la scheda con i relè presenta solo due ingressi per le sonde, non vi preoccupate ne potete collegare fino a 8, le DS18B20 sono di tipo One-Wire e una volta collegate il software riconoscerà le sonde con il loro numero univoco. La pompa è  simile alle Iwaki MD20 e viene gestita in modo automatico per il ricircolo (non faccio più il ricircolo ma allo stesso modo ho configurato un motorino per il tergicristalli che mi consente un movimento continuo delle trebbie). Ogni SSR è stato alloggiato sul suo dissipatore e tra i due è stata messa una goccia di pasta termica. Come potete vedere il cablaggio non è poi così difficoltoso. Basta saper bene cosa si sta facendo. Fate attenzione al collegamento delle sonde poiché oltre ad un reset continuo del sistema, si potrebbe danneggiare anche la scheda.

Vi ricordo che non sono le uniche configurazioni o gli unici schemi di cablaggio che potete trovare, il sistema CBPi si può assemblare anche senza l’acquisto della scheda (solo Raspberry).

Altri esempi di cablaggio

Cablaggio solo con Raspberry Pi

Solo cotta

Solo fermentazione

Fermentazione + cotta

Cablaggio solo Standard Board

Solo cotta

Solo fermentazione

Fermentazione + cotta

Cablaggio solo Relay Board

Solo cotta

Solo fermentazione

Fermentazione + cotta

Vi spiegherò, di seguito, tramite un immagine cosa sono tutti quei disegni presenti negli schemi di cablaggio.

  • 1 – Raspberry Pi o Extension Board
  • 2 – Modulo Relè 12V
  • dal 3 al 7 – Relè a stato solido SSR 40A
  • dall’8 al 14 – Spie di segnalazione luminosa
  • dal 15 al 20 – Connettori Neutrik PowerCon femmina da pannello
  • dal 21 al 25 – Connettori Neutrik XLR femmina da pannello
  • 26 – StepDown USB per alimentazione Raspberry
  • 27 e 28 – Interruttori per alimentazione
  • 29 – trasformatore stabilizzato 220V –> 12V 5A
  • 30 – Resistenza 4.7K Ohm per connessione sonde di temperatura

Una volta scelta la scheda ed effettuato il cablaggio possiamo anche procedere alla prima accensione con tutte le connessioni predisposte e passare poi alla prima configurazione. Ma per questo dovrete aspettare la prossima settimana.

Stai configurando il tuo sistema CBPi e hai un dubbio sul cablaggio o su qualsiasi altra cosa? Contattami con l’apposito form oppure via Telegram oppure sul gruppo CraftBeerPi User Group Italia

CraftBeerPi: assegniamo un indirizzo IP statico

Siamo arrivati al terzo articolo sul sistema CraftBeerPi. Chi non avesse letto i precedenti articoli e per chi non conoscesse CraftBeerPi consiglio di dargli un occhiata aprendo al sezione Guide del meu oppure direttamente sulla pagina ufficiale (in inglese) del progetto.

Nella guida di oggi spiegherò come impostare un indirizzo IP statico al Raspberry. In questa guida CBPi c'entra ben poco ma, in ogni caso, un indirizzo IP statico potrebbe esserci molto utile poichè esso non varia ad ogni accensione dei vari apparecchi. In questo modo potete collegarvi più facilmente dal vostro PC o dal vostro dispositivo mobile in modo da sfruttarli come monitor per la gestione di CBPi ma non solo (alcuni hardware possono essere connessi via wifi con il sistema in modo da inviare informazioni utili per la produzione per esempio il Tilt oppure l'iSpindel). Il procedimento che descriverò è molto simile a qualcosa già descritto nell'articolo precedente. Le operazioni sono facili da seguire e se siete un pò più esperti potete configurare il tutto via SSH ma, comunque, consiglio di effettuare i passaggi con il Raspberry connesso ad un display, un mouse e una tastiera.

Se non avete ancora acquistato i vari componeti per costruire il vostro sistema vi consiglio di farlo seguendo i link in questa pagina o dalla sezione SHOP del menu. Nella sezione Download invece potrete trovare i link con il software necessario da installare sia sul Raspberry che sul pc.

Vediamo come impostare un indirizzo IP fisso.

Una delle prime operazioni da fare è modificare il file delle interfacce network che possono essere Wi-Fi (wlan0) o Ethernet (eth0). Per farlo bisogna aprire il Terminale.

Per visualizzare le informazioni contenute nel file da modificare digitate questa line adi comando:

sudo nano etc/network/interfaces

Ci chiederà di inserire la password che dovrebbe essere quella di default, solitamente Pi oppure Raspberry, esuccessivamente si aprirà un file dove avrete la possibilità di modificare alcune voci. La sua modifica permette al Raspberry di richiedere al router/switch un indirizzo IP statico, in modo che eventuali configurazioni (NAT) sull’apparato di rete vengano mantenute operative oltre ad effettuare una connessione automatica alla prima interfaccia disponibile quando si avvia.

In particolare, le istruzioni d’assegnamento di un indirizzo IP statico risiedono dalla 9 riga dove dice “iface eth0 inet static” e poi da “iface wlan0 inet manual” per la configurazione da wireless.

Chiariamo meglio cosa vuol dire ogni voce:

  • address – L’indirizzo che volete dare al vostro RPi, può essere qualsiasi indirizzo IP nel range della rete. Si consiglia di assegnargli un numero alto piuttosto che basso, altrimenti si potrebbero causare del conflitti nella rete locale. Il range va da 192.168.1.1 fino a 192.168.1.255.
  • netmask – L’indirizzo della netmask;

gateway  – l’indirizzo di gateway

Dato che il file è modificabile, si possono aggiungere due parametri specifici anche se comunque non sono essenziali:

  • network – l’indirizzo IP del router che spesso si può trovare sull’etichetta sotto al router stesso ma possiamo ricavarcelo tranquillamente in altri modi.
  • broadcast – Indirizzo di BroadCast;
  • /etc/wpa_supplicant/wpa_supplicant.conf – contiene informazioni di configurazione sulle reti wireless a cui ci connettiamo, ad esempio il nome della rete e la password.

Per conoscere altri dettagli vi ricordo, come gia visto durante l’installazione di CBPi, che esiste il comando ifconfg. Questo comando rivela le informazioni del router, ciò che ci serve viene dopo eth0 e le voci che ci interessano sono inet addr (indirizzo del Raspberry), Bcast (Broadcast IP range), Mask (indirizzo subnet mask). Se invece, sempre dal terminale, digitiamo netstat -nr possiamo ottenere l’indirizzo Gateway e l’indirizzo Destination che poi sarebbe quello del router.

Vi ricordo che per rendere effettive tali modifiche il Raspberry va riavviato digitando il comando sudo reboot. Dopo il riavvio verificate se le modifiche sono state salvate con successo digitando il comando ifconfig. Se l’indirizzo IP  corrisponde a quello scelto da voi vuol dire che le modifiche sono andate a buon fine.

Per oggi è tutto, vi aspetto venerdì prossimo con l'articolo sul cablaggio.

CraftBeerPi: installazione software e primo avvio

Dopo la presentazione di CBPi fatta la settimana scorsa, ci ritroviamo per il secondo articolo di questa serie. Per chi non avesse letto il precedente articolo e per chi non conoscesse CraftBeerPi consiglio di dare un occhiata all’articolo della settimana scorsa oppure direttamente sulla pagina ufficiale (in inglese) del progetto.

Oggi spiegherò come installare tutto il software che ci consente di lavorare con CBPi sul Raspberry. Per fare ciò abbiamo bisogno di un PC con un qualsiasi sistema operativo che abbia un lettore di schede SD, il Raspberry Pi e la relativa scheda Micro SD da almeno 16GB.

Se non avete ancora acquistato i vari componeti per costruire il vostro sistema vi consiglio di farlo seguendo i link in questa pagina o dalla sezione SHOP del menu. Nella sezione Download invece potrete trovare i link con il software necessario da installare sia sul Raspberry che sul pc.

INSTALLAZIONE E PREPARAZIONE DEL SOFTWARE

La prima cosa da fare è installare il sistema operativo, Raspbian, sulla scheda SD. Per questa operazione ho utilizzato ETCHER, un’applicazione gratuita compatibile con tutti i Sistemi Operativi. In pochi semplici passi permette di trasferire l’immagine ISO di Raspbian sulla SD e utilizzarla subito nel Raspberry senza nessun’altra configurazione. Impiegherà al massimo 10 minuti senza passare dal terminale.

Di seguito potrete visualizzare i semplicissimi passaggi di Etcher.

Se tutte le operazioni sono state fatte correttamente possiamo rimuovere la SD dal PC ed inserirla nell’apposito slot sul Raspberry. Per alimentarlo basta un caricabatterie per cellulari che eroga 5V. Il dispositivo va collegato ad un display tramite cavo HDMI ed ovviamente ad un mouse e una tastiera, oppure, se siete pratici con i terminali a riga di comando, potete procedere via SSH (sistemi Unix-Like hanno già la connessione SSH mentre per sistemi Windows bisogna scaricare Putty che troverete nella pagina Dowload) oppure, come ho fatto io, con VNC. Il mio consiglio comunque è di fare tutte le operazioni con il dispositivo collegato come se fosse un normale PC, il tutto risulterà più semplice senza troppi intoppi e sbattimenti.

Ora la cosa da fare è scaricare ed installare CraftBeerPi. Per prima cosa collegate il raspberry alla Wi-Fi ed alla linea internet, non vi spiegherò come, perché è veramente facile. Una volta connessi bisogna aprire il terminale (nella seguente immagine l’icona del terminale è indicata dalla freccia rossa).

Si aprirà una finestra completamente nera con poche scritte di colore verde ed in questa faremo tutte le operazioni di installazione e configurazione sia del S.O. che di CraftBeerPi.

per scaricare il software di CBPi dobbiamo digitare nel terminale la seguente scritta:

git clone https://github.com/Manuel83/craftbeerpi3

il download partita immediatamente e verranno occupati circa 31Mb di spazio sulla SD.

Una volta terminato il download, dobbiamo posizionarci nella cartella di CBPi. Continuando nella stessa finestra scriveremo la seguente linea di comando:

cd craftbeerpi3

Ora siamo all’interno della cartella del software e quindi possiamo procedere alla sua instalazzione, per farlo digitate:

sudo ./install.sh

Questo com ando ci mostrarà una nuova schermata con lo sfondo blu con un menu di colore grigio dove sono riportate diverse scelte, 11 per la precisione.

Da questa schermata sceglieremo la prima voce, selezionatela e premete invio. Subito dopo nella stessa schermata vi verranno poste due domande. La prima inerente a degli update del sistema a cui risponderete NO e la seconda inerente alle connessioni che effettueremo per rilevare/comandare i vari sensori e attori a cui ripsonderemo YES. L’installazione partirà velocemente e vedrete scorrere diverse linee di codice.

Quando l'installazione sta per terminare verremo avvisati dal sistema che i collegamenti delle sonde di temperatura vanno fatte sul PIN corrispondente al GPIO 4, dopo la conferma ne apparirà un secondo che ci dirà che l'installazione è terminata. Dopo l'OK  verremo riportati alla schermata con i vari comandi numerati. Ora dobbiamo fare in modo che il sistema parta all'accensione del Raspberry e quindi selezioneremo la voce con il numero 3,  successivamente quella con il numero 5 che ci permette di utilizzare CBPi, a questa selezione seguirà un avviso in cui viene riportata la dicitura per accedere al sistema ovvero https://indirizzo_IP_del_Raspberry:5000.

Se non conoscete l’indirizzo IP, lo si può ricavare digitando il comando ifconfig nella finestra del terminale per accedere ad una schermata come quella sotto. Ho evidenziato l’IP per consentire una facile ricerca tra le varie scritte. Annotatelo o copiatelo perché ci servirà per accedere a CBPi.

Questo passaggio non è fondamentale o necessario all'installazione ma ci consente di conoscere con precisione l'indirizzo del raspberry e connetterci ad esso più facilmente. Ora basta aprire Chromium oppure, se siete connessi in SSH,  il vostro browser (Safari, Chrome, Firefox, etc.). Io uso Safari, sia dal PC che dall’iPad che inizialmente era il display del mio CBPi. Nella barra degli indirizzi scrivete l’indirizzo IP seguito da :5000 (porta di connessione di CBPi).

Se tutto è andato a buon fine visualizzeremo la schermata seguente.

Da questo momento il sistema è pronto per essere utilizzato, ma aspettate, prima di passare alla configurazione bisogna procedere con alcuni piccoli accorgimenti che risulteranno utili nel tempo, quindi, vi aspetto venerdì prossimo.

CraftBeerPi: introduzione al sistema

Il mondo della birra artigianale fatta in casa è in continua espansione un pò in tutte le nazioni del mondo. Molti homebrewer hanno impianti simili a quelli che si possono trovare in birrifici professionali altri ancora controllano tutto in modo manuale altri invece hanno sistemi di controllo avanzati, più o meno smart, tra cui risalta il sistema di cui parlerò in questo articolo.

Personalmente dal primo giorno che mi sono avvicinato a questo hobby ho sentito la necessità di controllare il processo produttivo in modo automatico. Girovagando in rete mi sono autocostruito molti sistemi di controllo che poi nel tempo si sono rivelati stretti per le mie esigenze. Sempre in rete però sono venuto a conoscenza di CraftBeerPi.

Negli articoli che seguiranno questo spiegherò come costruire il sistema, partendo dalla sua installazione fino ad arrivare al suo utilizzo sul campo.

Onestamente, sopratutto nei primi giorni che mi accingevo a crearlo, ero molto scettico di ciò che prometteva di fare ma, una volta provato, difficilmente si torna indietro. Tralasciando le prime difficoltà avute per il cablaggio, il software, anche se in inglese, è molto intuitivo e di facile configurazione. Successivamente sono venuto a conoscenza dell’esistenza di una scheda di espansione che permette un facile cablaggio. Pertanto voglio ringraziare un noto homebrewer, Giovanni Iovane, conosciuto anche come Sgabuzen Homebrewing che mi ha messo in contatto con Filippo Ceraulo, ingegnere elettronico ed hombrewer siciliano che produce tali schede. Inizialmente Filippo non l’ho conosciuto per le schede di CBPi ma per un altro sistema ormai abbastanza vecchiotto ma sempre in voga tra i BIABisti.

Filippo segue molto da vicino il progetto e ha contatti diretti con l’autore Manuel Fritch, che credo anche lui sia un ingegnere elettronico o informatico oltre ad essere un hombrewer a cui va un ringraziamento  per la creazione di questo importante sistema. Voglio ricordare inoltre che anche altri programmatori, nonchè utilizzatori ed homebrewer, danno il loro contributo realizzando plug-in per estendere ed accrescere le funzionalità del sistema stesso.

Voglio ricordare che Manuel distribuisce il software gratuitamente ed inoltre consente le modifiche ma non la loro distribuzione, quindi per uso personale. Se le modifiche effettuate da un qualsiasi utente risulteranno utili anche agli altri utilizzatori possono essere inserite nella release ufficiale. Inoltre il software viene fornito “così com’è”, senza garanzie di alcun tipo e l’autore non si ritiene responsabile di nessun danno derivante da un uso non corretto.

Ma vediamo insieme cosa ci permette di fare CraftBeerPi

Le caratteristiche principali

Queste sono alcune delle principali caratteristiche di CraftBeerPi.

Guarda cosa puoi fare…

CONFIGURAZIONE FLESSIBILE DELL’IMPIANTO

Non importa che tipo di impianto hai, puoi controllare da 1 a più pentole, con sistema RIMS, HERMS o come più ti piace.

CONFIGURAZIONE FLESSIBILE STEP DI PRODUZIONE

Configura tutti i passaggi necessari alla produzione, dal riscaldamento dell’acqua al mash e dalla bollitura al raffreddamento.

IMPORTA LE RICETTE IN FORMATO XML

Crea la tua birra con il tuo software preferito, salvala in formato XML, importala in CraftBeerPi, producila.

ESPANDI IL TUO SISTEMA

Puoi espandere il tuo sistema con nuovo hardware e nuovi plug-in. Tutto in base alle tue esigenze.

RESISTENZE, POMPE, VALVOLE E AGITATORI

Puoi controllare ciò che vuoi dalla comoda interfaccia grafica, anche via Wi-Fi, dal PC o dal tuo dispositivo mobile.

CONTROLLO PID

Grazie al controller PID integrato raggiungi e mantieni facilmente la temperatura desiderata.

REGISTRO TEMPERATURA

Con CraftBeerPi hai anche un comodo registro grafico delle temperature sia della cotta che della fermentazione.

FERMENTAZIONE

Gestire in modo corretto anche le fasi della fermentazione è fondamentale per la riuscita di una buona birra.

Semplice ed intuitiva interfaccia grafica

Fare birra non è mai stato così bello.

Dalla panoramica si può dedurre che CraftBeerPi è un sistema molto versatile, può essere configurato a vostro piacimento e secondo ciò che volete ottenere. Io attualmente lo sto utilizzando solo per la cotta e mi sto attrezzando per la fermentazione. Ripeto, se volete provarlo basta un Raspberry Pi (anche se funziona dal modello 2B in poi, lo stesso Manuel consiglia di installarlo sul modello 3). L’interfaccia grafica (come potete vedere dalla foto sopra) è accattivante e di facile utilizzo oltre ad essere molto intuitiva. Il software chiama i dispositivi connessi Actors, e vanno collegati direttamente ai pin del Raspberry oppure si potrebbe utilizzare un Gembird USB Socket, una specie di ciabatta multipresa. Il controllo può essere fatto sia in Wi-Fi da un pc o da un dispositivo mobile. Anche l’assemblaggio non è difficile se si ha un po’ di dimestichezza con l’elettronica. Di seguito troverete l’immagine di come assemblarlo.

Come il software, anche il Raspberry è un sistema molto versatile. Infatti, oltre alle varie sonde DS18B20 e ai vai SSR, è possibile collegare anche altri dispositivi, come sensori per il gas, per i fumi, per l’umidità, display per la visualizzazione grafica, se come me non si ha a disposizione il Wi-Fi dove si produce, led e lucine varie e tanto tanto altro e il software li riconoscerà come nuovi actors oppure possono essere gestiti da uno dei tanti plug-in sviluppati. Le connessioni dei vari actors può essere fatta anche con una expansion board che ci permette di collegare fino a 8 sonde e fino a 8 Relay SSR, di seguito l’immagine.

Dedicherò altri articoli a CBPi che saranno un pelino più tecnici inoltre sto scrivendo una guida in formato PDF che raccoglierà tutti gli articoli oltre ad altri tipi di configurazioni e che molto presto potrete scaricare dalla sezione download.

Nel prossimi articoli dedicati a CBPi parlerò di:

  • installazione del software (data rilascio 21.09.2018)
  • assegnazione indirizzo IP statico (data rilascio 28.09.2018)
  • cablaggio (data rilascio 05.10.2018)
  • configurazione software di CBPi  (data rilascio 12.10.2018)

Ci saranno anche altri articoli dedicati ma posterò le date di rilascio più avanti.

Siamo arrivati alla fine dell’articolo e spero vi abbia incuriosito su questo crescente e moderno sistema. Se volete ulteriori informazioni vi consiglio di contattarmi nei commenti oppure potete visitare la pagina ufficiale del progetto oppure la pagina GitHub.

Ci vediamo venerdì prossimo!!!

AGGIORNAMENTO 14.09.2018

Come giustamente mi ha fatto notare Luciano nel primo commento di questo articolo, è giusto citare il sito www.terragady.com  che produce schede di espansione per CraftBeerPi. Tali schede sono acquistabili a partire da 5$ (scheda priva di componenti, solo PCB) fino ad arrivare a 50$ (scheda compresa di componentistica) a cui vanno aggiunte le spedizioni.

Voglio segnalare inoltre che nella sezione SHOP  del menu (in alto a destra) troverete la pagina inerente alla lista dei componenti da acquistare se volete costruire il vostro sistema personalizzato CBPi.

Cotta con sistema All In One e prima Collabbeer

Un caloroso (visto il persistere delle alte temperature) bentornato a tutti dalle vacanze, questo è il primo articolo dopo la pausa estiva. 39 però, non è andato in ferie per soddisfare la fame di informazioni e di esperienza sia sua che degli altri. Oltre ad aver assaggiato varie birre sia da homebrewer che di birrifici professionali, aderito a vari progetti, preparato birre per vari concorsi ha anche effettuato una cotta in collaborazione con un altro homebrewer. Ma bando alle ciance, godetevi l’articolo.

Agli esordi della mia avventura come birrificatore casalingo ero attratto e propenso all’acquisto di un sistema compatto meglio definito All In One. Dopo tanti dubbi ed incertezze ho lasciato perdere e mi sono costruito il mio sistema, molto simile, ma non proprio preconfezionato (ne parlerò in un articolo dedicato). La voglia di provare uno di questi giocattoli è stata tanta ma per un periodo è svanita per poi ritornare quando ho conosciuto un collega di lavoro con cui condivido l’arte di brassare in casa oltre ad essere un ottimo amico, di quelli che se ne trovano pochi in giro (Pasckal al secolo Pasquale Aprea). Quando l’ho conosciuto mi disse: sto aspettando che mi arrivi il sistema All In One e non vedo l’ora di provarlo. Lui ovviamente l’ha provato più volte ma la curiosità è la mia.

Dopo aver studiato insieme, per qualche mese, uno stile ed una ricetta ad-hoc, abbiamo deciso di brassarla con il suo AIO, così è anche nata la prima collabbeer di TreNove (vi svelerò a tempo debito cos’è).

Che cos’è un sistema All In One. 

In sostanza è un bollitore elettrico composto da un cestello (chiamato anche Malt Pipe), un fondo filtrante e un filtro per lo sparge, un tubo di troppo pieno, un filtro bazooka posto all’ingresso della pompa di ricircolo, una valvola di scolo, una centralina di controllo e come accessori opzionali ci sono una serpentina di raffreddamento ad immersione e una paletta, tutto rigorosamente in acciaio. Questi in linea di massima sono i componenti che tutti questi tipi di sistemi hanno. Alcuni poi hanno 2 resistenze, oppure il tubo di ricircolo interno, un raffreddamento a controflusso, tutto in variazione del prezzo di partenza ma anatomicamente parlando tutti più o meno simili.

Di questi sistemi ne esistono per tutte le tasche, il prezzo più basso si aggira intorno ai 200€ mentre quello più alto può arrivare anche a 3000€. Quelli più economici di solito vengono prodotti in massa e poi rimarchiati con il logo del rivenditore, quelli di fascia media invece sono prodotti con materiali, qualitativamente migliori e possono vantarsi anche di avere un controller proprietario. Quelli invece di fascia alta sono probabilmente di un acciaio inox di alta qualità, accessori e pompa compresa, e possono avere controller con software più o meno sofisticati.

Finalmente BrewDay!!!

Dopo aver controllato i turni di lavoro e trovato un compromesso, io e Pasquale abbiamo deciso di effettuare la cotta di una Black Saison. Durante tutto il processo ho avuto modo di toccare con mano il giocattolo in questione. Il modello in suo possesso è molto noto a parecchi birrificatori casalinghi e permette di produrre fino a 30L con una densità massima di 1.050 (per densità più alte bisogna fare meno litri). La sua versione è chiamata EASYGRAIN e viene rimarchiata con questo nome da un noto rivenditore italiano, anche gli altri rivenditori hanno lo stesso prodotto sotto nome differente e non solo quelli italiani.

Al mio arrivo, ore 9.45 ho già trovato l’acqua alla temperatura di 57º per poi farla stabilizzare una volta versati i grani a 55º. Il prodotto sembra ben fatto, anche se comunque l’acciao utilizzato è molto sottile e, a mio avviso, poco resistente, inoltre alcuni pezzi sembrano assemblati in modo poco professionale. Sia il fondo filtrante che quello superiore per lo sparge non hanno una guarnizione a protezione del cestello che inevitabilmente viene graffiato.  La centralina di controllo presenta un display monocromatico con una retroilluminazione di colore celeste e ben otto tasti posti ai lati. Su di essa vengono visualizzate diverse informazioni come la temperatura del liquido, i minuti, la potenza della resistenza, le varie gettate di luppolo quando si è in boil ed altro ancora. Inoltre si può impostare tutto il processo di produzione con vari step, la pompa ha un comando manuale posto su un lato è una lucina rossa indicherà la sua accensione. Il settaggio è abbastanza semplice e Pasquale è stato molto cortese ad aspettarmi per farmi vedere il funzionamento.

Sul lato è presente un tubo, che percorre in verticale tutta la caldaia, ed è collegato alla pompa. Alla base è saldato, anche se la saldatura non è proprio bella da vedere. Inoltre è leggermente inclinato ed è fissato al bollitore tramite una fascetta a vite sempre in acciaio. Sulla sommità viene interrotto da una piccola valvola a sfera e un raccordo femmina di tipo CamLock. In questo raccordo verrà poi alloggiato un altro tubo curvato, rivestito di neoprene, che a sua volta va a finire all’interno del bollitore stesso, passando attravarso un foro posto sul coperchio in vetro temperato.

I 28 litri di acqua di mash sono stati riscaldati dalla resistenza aumentando di circa 1º al minuto. Dal protein rest fatto a 55ºc ad arrivare alla Beta-Amilasi fatta a 63ºc ha impiegato circa 8 minuti (cronometro alla mano). Si può dedurre quindi che non c’è bisogno di tenere sempre al massimo la resistenza che ricordo, arriva fino a 2500w, anche se su questo sono un po’ dubbioso. Quando abbiamo versato i grani, Pasquale mi ha fatto presente che, per via del mulino che possiede, sfarina sempre un pochettino e che non ha mai avuto problemi ne di filtrazione finale, ne di intasamento del ricircolo per le troppe farine presenti.

Con l’aiuto della paletta in dotazione facciamo in modo che tutti i grani vengano a contatto con l’acqua, dopodiché mettiamo il filtro superiore. A questo punto mettiamo il coperchio, agganciamo il tubo e facciamo iniziare il ricircolo. Il tempo previsto per il mash è di 100 minuti diviso in 4 step preventivamente impostati. Concluso il mash, veniamo avvisati dalla centralina tramite un suono. A questo punto sganciamo il tubo curvato, togliamo il coperchio, e tiriamo su il cestello che tramite alcuni piccoli ganci viene mantenuto sospeso sul bollitore.

Da questa posizione effettuiamo lo sparge. Versiamo l’acqua che man mano scorre nel bollitore passando attraverso il letto di trebbie. Il filtro superiore fa defluire l’acqua facendo in modo che non si creino corsie preferenziali tra i grani consentendo un lavaggio uniforme. Nel frattempo che l’acqua sgocciola, la temperatura si innalza ed in brevissimo tempo (resistenza impostata a 2700w) sale a 100ºc. Il luppolo in pellet viene lasciato libero. In amaro abbiamo usato un Magnum (unica gettata a 60 minuti) mentre in aroma uno Styrian Golding (due gettate, una a 20 minuti ed una a 5 minuti). Sono passati anche questi 60 minuti di bollitura ed ecco che procediamo con il raffreddamento tramite serpentina ad immersione. L’acqua di rete però non è nostra amica e non ci permette di raffreddare al di sotto dei 30ºc.

Non coscendo benissimo il sistema, avevo impostato la ricetta con un efficienza del 70% e con una OG prevista di 1.053. Come potete vedere dalla foto sopra siamo un pelino fuori, contando che ci manca ancora l’ingediente segreto in seconda fermentazione. Il travaso in fermentatore avviene tramite il rubinetto posto su di un lato, inoculiamo il lievito Fermentis BE-134 e attendiamo che faccia il suo lavoro (il lievito è stato inoculato alle 13 circa e già in serata, 19 circa, la fermentazione era partita).

Non vedo l’ora di provarla questa birra, io e Pasquale ancora dobbiamo decidere il nome, al momento su ciò che mi dice sembra promettere bene. Ma ritorniamo a parlare dei sistemi AIO.

Considerazioni finali

Tralasciando tutte le varie fasi di produzione, che sono uguali al classico sistema a tre tini, questi sistemi possono essere posti a metà tra il BIAB (cestello in acciaio invece della sacca) e il metodo classico (la possibilità di fare lo sparge). Ma perché conviene acquistare un sistema del genere? La risposta può essere tra le seguenti motivazioni:

Problemi di spazio. Viste le dimensioni e l’ingombro, tali sistemi risulteranno ottimi per chi ha problemi di spazio o chi non ha un luogo esclusivo per brassare. Si può tenere anche in appartamento, sempre con le dovute precauzioni (mogli o fidanzate).

Tempo. Il tempo necessario per l’intera cotta ci vuole. Quello si risparmia è quello per la pulizia. Una volta estratto il cestello si può iniziare a svuotarlo e pulirlo mentre la bollitura va avanti. In questo modo un pezzo viene già lavato, la pentola di sparge tutto sommato necessità di una passata veloce. Con il mio impianto devo attendere che tutto finisca. Comunque abbiamo impiegato circa 5 ore, pulizia compresa.

Controllo delle temperature. Con la centralina presente il controllo delle temperature avviene in modo automatico. Ancora tanti sono gli homebrewer che hanno un controllo manuale delle temperature. Qualche impianto di fascia medio-alta permette anche un controllo via smartphone.

Prezzo. Come già detto in precedenza ne esistono di diversi prezzi e categorie. L’EasyGrain, che ripeto permette di produrre fino 30L con densità 1.050, è venduto sotto altro marchio anche per produrre 50L, la resistenza di riscaldamento però ha una potenza maggiore quindi, prima di procedere all’acquisto, assicuratevi che il vostro contatore la supporti.

Stesso modello altri nomi: Klarstein Mundschenk 30/50L, Hopcat 30/50L, BrewMonster 30L, BrewMonk 30L, leggermente differente ma stessa caldaia e centralina il Bulldog.

Fascia media: GrainFather

Fascia Alta: Braumeister 10/20/50L,  BrewTools 40/50L (i prezzi sono ancora sconosciuti).

Sicuramente ne esistono ancora altri, al momento sul mercato europeo sono disponibili questi. Della Klarstein inoltre esiste una caldaia di ammostamento molto simile al vecchio beerfest che però ha una centralina con display touch e tutti gli accessori del Mundschenk. L’unica cosa che manca è una pompa e un tubo di ricircolo (attenzione, la modifica potrebbe costare pochi euro) il prezzo però è di soli 199€.

Anche tu hai un sistema del genere? Commenta e scrivi le tue impressioni in merito o quali migliorie hai apportato.

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